giovedì 22 settembre 2011

INDIE - 3 non passare da ingenui (o da pirla!)

"Il successo di questa storia poi fa sì che inizino a insinuarsi tra di loro grossi imprenditori che hanno fiutato l' affare, che mettono sul mercato ingenti quantità di prodotti più omologati, anche buoni, ma che si rifanno al modello industriale. Questo genera confusione, concorrenza sleale, rischia di rovinare la storia." (Carlo Petrini - La Repubblica 8 agosto 2011)
giuro è più forte di me.

non è che lo faccio apposta ma è da quando sono ragazzo che ho bisogno di capire.
e se qualcosa non mi torna vado a fondo della cosa.
ora se vogliamo parlare di business birrario in Italia non possiamo fare finta che ciò di cui voglio parlarvi non esista.
per un microbirrificio oggi il vero competitor non è più la birra industriale.
o meglio non è più solo la birra industriale.
esiste una concentrazione di interessi che si è strutturata in maniera molto intelligente e che è in grado, avendo prodotti molto validi assolutamente in grado di utilizzare lo status di "artigianale", di presentarsi sul mercato con ampie probabilità di successo.
anche in virtù dei prezzi più bassi che è in grado di praticare (o in alternativa ai maggiori margini che può realizzare).
lo dico per evitare che qualcuno si offenda: nulla di illecito per carità.
solo che non voglio fare la figura del pirla.
si delinea un gruppo che ha risorse finanziarie, intellettuali, che produce per conto terzi (alcuni marchi americani sono prodotti da facenti parte di questo gruppo) e che, grazie ai legami con distributori molto ben posizionati, possiede anche ottime entrature nei canali Ho.Re.Ca. e GDO.
beh! nel caso della GDO addirittura il maggior gruppo italiano (COOP) è presente in questo schema.
se poi ci mettiamo la "consulenza" e la comunicazione fatta da Slow Food e magari anche da proni divulgatori unita alla scarsa propensione al girare a testa alta dei "birrai gratta e vinci" il gioco è fatto.
ecco mi chiedo: alla luce di questo popò di roba, essere indipendenti, non fare parte di questo gruppo è un merito o è da cretini?
sinceramente non lo so.
ma preferisco passare da cretino e sapere che ciò che di buono (o di pessimo) ho fatto è merito mio piuttosto che piegarmi a logiche che non condivido.
ecco a me piacerebbe capire come sia possibile non ritenere l'indipendenza un pregio quando è possibile passare da agriturismi o birrifici agricoli, attraverso aziende di distribuzione e trust ubicati all'Isola di Man (chissa perchè proprio li poi!) fino ad arrivare a tre fiduciarie che hanno sede nello stesso palazzo e che sono l'una proprietaria di quote delle altre senza soluzione di continuità.
ripeto sarà anche tutto lecito, ma sono felice di poter dire che io non voglio farne parte.
magari ciò che mi da fastidio è che i soloni del buono pulito e giusto non si astengano dal fare da ufficio acquisti per costoro.
magari se i colleghi non avessero provveduto a delegittimare il lavoro fatto da UB (che oggi si delegittima da sola peraltro), magari se i catalizzatori che ci sono in giro non avessero sopravvalutato le loro capacità aggregative ed avessero messo la loro intelligenza al servizio del movimento, ecco se tutti noi professionisti avessimo saputo far tesoro del nostro patrimonio di conoscenze e cultura, oggi forse la birra industriale avrebbe visto ridursi di un altro pochino le sue quote.
a proposito: mi giunge all'orecchio una voce. si dice che esista un mega progetto di birrificio consortile da 100000 HL/anno  (non ho sbagliato: centomila ettolitri /anno!!).
non so chi lo stia progettando e chi ne farà parte.
io ne sono fuori.
e ne sono orgoglioso.

marcos

2 commenti:

  1. Con un'isola la trama del film diventa sicuramente più interessante.
    Anche se forse si rischia di passare per il Morpheus di turno che propone pillole azzurre e rosse.
    Molti dormono e la cosa forse gli piace pure..

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  2. @Davide
    perché le tre fiduciarie aventi sede nello stesso stabile, l'una socia dell'altra, senza sapere chi è il terminale di tutto non sono intriganti?

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