Disclaimer. Post volutamente provocatorio di Marcos, che si assume ogni responsabilità sollevando Bad Attitude che per un volta funge solo da ospite. Buona lettura."L’altro giorno ero in autostrada ed ho potuto osservare una persona che si chinava su un biglietto gratta e vinci e mi sono chiesto cosa lo spingesse a fare una cosa tanto stupida; aveva lo sguardo perso di colui che ha esaurito la speranza e la fiducia nei propri mezzi, di colui che cerca disperatamente una via d’uscita dal vicolo cieco in cui ha condotto la sua vita. Mi sono chiesto cosa avesse in mente. L’atteggiamento era quello di colui che affida ad una lotteria, il suo futuro anziche fare appello alla propria dignità
ed alle proprie forze per trovare un proprio spazio nella vita.Ed il pensiero è corso, in un cortocircuito mentale, al mondo della birra artigianale.
Negli ultimi tempi sento molto parlare di fenomeno birrario italiano, di movimento, di artigianato di posizionamento e di prezzi.
Lelio Bottero ha fatto un paio di post relativi al fenomeno.
Su Cronache ho potuto seguire e partecipare ad alcune discussioni in merito all’evoluzione del mercato ed alle nuove tendenze.
Ritengo che le chiavi del successo della Birra Artigianale e dei Microbirrifici e le determinanti della difficoltà di penetrazione della birra artigianale nei mercati siano, a mio parere, fondamentalmente due:
la comunicazione ed il controllo del mercato.
Aziende più strutturate riescono a fare della comunicazione un punto di forza; non esiste però una comunicazione univoca su cosa sia la Birra Artigianale, fatta dai professionisti per tutelare l’immagine ed il proprio lavoro in Italia.
Questo sia per mancanza di mezzi, sia per timore di doversi confrontare con la realtà del mercato. Comunicare correttamente vorrebbe dire dover affrontare un confronto sul prezzo. La parola artigianale utilizzata in maniera distorta, salvifica dei prezzi alti, è morta.
Ad oggi viene utilizzata avulsa dal suo significato attribuendole surrettiziamente una valenza di qualità.
Il risultato è aver creato confusione che ha consentito all’industria di riposizionarsi facendo proprie tematiche che invece le erano estranee.
E questo grazie sia all’ignavia dei birrai sia al lavoro di Teo Musso che ha scientemente deciso di affossare il movimento (sbroccando però quando gli è stato fatto notare).
Dapprima dando vita a Consobir presentando come “punto di riferimento per la birra artigianale italiana” una realtà che aveva come unico oggetto sociale la parte diciamo così markettaro/ commerciale della questione, e poi favorendo l’accorpamento dei Micro ad Assobirra, della quale aveva pensato bene di divenire consigliere in quota Microbirrifici, prima ancora che AB finisse la sua campagna di “marketing associativo”.
Il tutto è sfociato, anche complice l’inazione di Unionbirrai, nella situazione attuale nella quale assistiamo allo sdoganamento (vedi fenomeno Eataly New York) di birre industriali come eccellenza italiana. Di fatto i consumatori meno avveduti non riescono a comprendere cosa sia la birra artigianale confusa dal grido “è sempre la stessa bevanda” (cit. Teo Musso Piozzo 14 luglio 2009) con produzioni pseudo artigianali.
Il risultato è che oggi Heineken si può permettere di affermare che “…siamo lieti che Birra Moretti venga annoverata tra i cibi e le bevande italiane di alta qualità che hanno contribuito a costruire l’identità gastronomica del nostro Paese”.
Il mercato si è aperto alla birra artigianale quale che essa sia. Giustamente fa dell’attenzione al prezzo una questione fondante. Le grandi aziende stipulano contratti con i gestori dei locali, trasferendo loro danaro o materiale in comodato d’uso vincolandoli, spesso, all’esclusione di prodotti che non siano i loro dalla carta delle birre. Il tutto magari condito dai famigerati “ristorni di fine anno”.
Di fatto l’ingresso di un micro nel mercato è vincolato al rapporto con un distributore oppure il micro è costretto a limitarsi al territorio ad esso circostante, fatto questo che consente alla grande industria di conservare una posizione di predominio e presidio dei mercati più importanti.
Il combinato disposto è il relegare la birra artigianale in una nicchia dalla quale non ricava le risorse per uscirne. Anche perché sempre più, come è corretto che sia, il prezzo diventa una chiave importante per il successo del prodotto; ma la sua riduzione (come conseguenza della riduzione dei costi) è possibile solo se si riesce a raggiungere una massa critica che però non è raggiungibile limitandosi al mercato locale. Produzioni inferiori ai 500Hl /anno troveranno sempre più difficile ottenere riduzioni di costi che consentano loro di praticare prezzi competitivi.
Altro fatto è che ad oggi in Italia si verifica uno strano cortocircuito tra produttori e distribuzione.
Per carità tutto lecito, niente di illegale, ma credo che non sia possibile più prescindere da ciò per trovare, noi pro, una via di uscita per cercare di avere successo sul mercato.
Chi detiene questo mercato?
Ad oggi chi sono i player più importanti sul mercato?
E qui arrivo al nocciolo.
Quali connessioni ci sono tra aziende produttrici e distributori?
Mi chiedo è normale che il primo concorrente dei birrifici italiani, il più grosso tra i micro (Baladin) sia anche un loro cliente importante attraverso il circuito Open?
È tipico di un artigiano che dall’analisi della compagine societaria si arrivi adirittura ad un trust dell’isola di Man (noto paradiso fiscale)?
Siamo ancora in presenza di artigiani?
Ed ancora il legame con il territorio ha senso quando almeno 4 birre di marchi e localizzazione diversa vengono prodotte dallo stesso impianto (Baladin) la cui proprietà poi controlla o partecipa ad una società incaricata di distribuirle?
Ed ancora il progetto di birra aperta (OPEN) doveva essere un idea innovativa (che invece tanto innovativa non è visto che veniva già fatto da anni in USA), in realtà si è ridotto ad una sequenza di società partecipate da un paio di birrai a loro volta partecipati da grossi gruppi distributivi che controllano una catena di locali che commercializza le birre di alcuni micro italiani.
Ma la scelta delle birre presenti in Open non doveva essere fatta (se ricordo bene) scegliendo tra quelle con 4 o 5 stelle Slow Food. Questo avviene? E Slow Food cosa ne pensa?
E come mai alcuni dei gruppi di cui sopra stanno portando alcuni marchi USA a produrre in Italia?
Il confronto è impari o no?
L’eccellenza rappresentata da Eataly prevede legami come “consulente” con Slow Food.Slow Food (che peraltro ha stranamente cambiato opinione sulla birra artigianale) non aiuta minimamente il movimento, privilegiando i rapporti con le grandi strutture.
Slow Food consente ad un marchio di proprietà di Farinetti di vantare, a mio parere non del tutto in maniera propria, legami con il presidio Slow Food del chinotto e del limone sfusato di Amalfi, utilizzati si nei prodotti, ma in quantità minima.
Eataly partecipata da COOP (varie cooperative) ha interesse, attraverso sue società o persone ad essa legata, alle sorti di almeno tre birrifici oltre che di altri marchi. È un fatto positivo per i micro?
Slow Food ha deciso, stranamente ed apparentemente giustificando la scelta in base a strani concetti di territorialità, di eliminare la piazza (o via) della birra dal Salone del Gusto.
È una scelta che porterà dei benefici al mondo dei micro?
Cui prodest?
Trovo che Slow Food (nella persona di Farinasso) invece di attardarsi ad affermare che i padroni non c’entrano nel nostro mondo, dovrebbe avere voglia di spiegare alcune liason tra i padroni stessi ed il loro mondo.
Per quanto riguarda i miei colleghi invece devo dire che nutro un misto di risentimento e di disprezzo per l’atteggiamento pietista che spesso hanno misto all’opportunismo di chi si ritiene inferiore, suddito di un sistema che non può o non vuole reclamare come Suo, di cui non vuole prendersi cura.
Qualcosa sfugge alle mie limitate capacità intellettive..
Faccio riferimento all’insieme del movimento, a come i birrai professionisti abbiano atteggiamenti remissivi, non sostenendo MAI le iniziative comuni, cercando anzi di sgomitare per cercare spazi ed attenzioni da parte dei mercati.
La sensazione è che UB viene ritenuto dai Pro come la vacca da mungere in occasione delle fiere per spuntare prezzi di partecipazione più bassi senza mai dare alcun contributo. Mentre nei confronti dei BIG non ci si esprime se non nel chiuso delle proprie sale cottura dove si da voce alle più becere critiche.
Nonostante negli ultimi anni ci siano state occasioni di confronto sui temi di interesse comune, non si riesce a leggere un commento di un pro su nessun blog, in nessuna assise pubblica, in nessun occasione a parte pochi sciagurati tra cui io stesso, che entri nel merito. Nessuno che si esponga. Come mai?
Lo so che facendo così mi attirerò le critiche dei miei colleghi, alle quali sono già abituato. Ricordo bene lo sguardo pieno di disprezzo di alcuni di loro a Pianeta Birra.
Devo essere sincero: non me ne frega un cazzo!!
Ritengo che chi ha questo atteggiamento sia un corpo estraneo al movimento, chi vuole fare della cosa comune un luogo di conquista, chi si esprime senza rispetto nei confronti dei colleghi “leccando” le terga dei potenti , non merita la minima considerazione.
Cosa vogliamo farne di questo mondo? Lasciamo da parte i birrai gratta e vinci, coloro che sperano di riuscire a meritare l’attenzione del guru, del deus ex machina del movimento, di colui che, novello Re Mida, potrebbe con una sola chiamata risollevare le sorti del birraio gratta e vinci.
Lelio, Simone datevi da fare.
È ora di uscire allo scoperto. Chiamiamo a raccolta i professionisti, contiamoci, chiediamo ai colleghi di fare una scelta di campo, o UB o Assobirra ed escludiamo coloro che conservano la doppia iscrizione.
Se non troveremo nessuno che ci segue vorrà dire che il Movimento è morto ed allora sarà comunque un bene poter dire che non esiste una cosa chiamata Birra Artigianale.
Io sento già odore di cadavere…"
Marcos
















Non ho capito il riferimento all'’isola di Man ma ne approfitto per chiedervi: ho visto su facebook che avete organizzato degli eventi con i ciclisti a Milano: è possibile che veniate anche a Torino?
RispondiEliminaChiamato in causa mi prometto di rifletterci un attimo e poi di rispondere con i dovuti modi. Di sicuro Lorenzo ha affrontato temi scottanti e su cui molti glissano temendo chissà quali ritorsioni o boicottaggi.Non sono d'accordo su tutto, ma il pensiero di base mi è molto vicino ...sarà che non ho mai provato un "gratta e vinci"?.
RispondiEliminaun saluto
Lelio Bottero
Grande Marcos!!
RispondiEliminaNegras tormentas agitan los aires
nubes oscuras nos impiden ver
Aunque nos espere el dolor y la muerte
contra el enemigo nos llama el deber.
El bien más preciado
es la libertad
hay que defenderla
con fe y con valor.
Alza la bandera revolucionaria
que llevará al pueblo a la emancipación
En pie el pueblo obrero a la batalla
hay que derrocar a la reacción
¡A las Barricadas!
¡A las Barricadas!
Risposta sul mio blog dove ho estrapolato i due punti secondo me salienti.
RispondiEliminahttp://leliobottero.blogspot.com/2010/10/quando-la-birra-fa-incaaree-riflettere.html
forse posso rispondere ad uno dei tuoi dilemmi.
RispondiEliminaperchè i pro nel web non si espongono?
credo che il mondo virtuale della birra in Italia sia una schifezza dominata da inquisitori , polemisti e fanatici di professione (hai presente the dark side of beer?).
chi produce non ha voglia di rompersi le palle con questa gente e secondo me ha ragione.
ciao e buon lavoro, mi spiace di non averti beccato di domenica al sana.
"Slow Food consente ad un marchio di proprietà di Farinetti di vantare, a mio parere non del tutto in maniera propria, legami con il presidio Slow Food del chinotto e del limone sfusato di Amalfi, utilizzati si nei prodotti, ma in quantità minima."
RispondiEliminaVolevo commentare il post, ma dopo aver letto queste 4 righe, mi è passata la voglia.
@anonimo 1
RispondiEliminaNon credo sia come dici tu perché con le polemiche e i delusa vanno a nozze quando fa il caso loro. Credo invece sia perché l essere parassiti e più diffuso di quanto non si creda.
Non ho pero capito chi sei. io al sana domenica non c ero.
Ma mi trovi sempre qui se vuoi.
Ciao
Marcos
@anonimo2
RispondiEliminaPerché ? Proprio su uno dei punti più interessanti non vuoi commentare? Quanto e profondo il punto in questione non lo immagini neppure. Fammi sapere cosa ne pensi. Confrontiamoci. Anche perché dietro gli atteggiamenti di sufficienza si celano spesso non detti inquietanti.
Spero avrai voglia di chiarirmi la tua posizione.
A presto
Marcos
@ marcos
RispondiEliminaNon ho capito il commento di anonimo 2 ma nemmeno non ho capito dove vuoi arrivare con SF-chinotto-presidio....
spiega, grazie
paolo
Ciao Lorenzo.
RispondiEliminaMi tocca di dire che spesso nei tuoi interventi ( purtroppo non li seguo tutti) sento più sfoghi che proposte. Il che è legittimo, ma poi?
Nemmeno a me piace molto il fatto che una fetta dell'artigianale si stia trasformando in una brillante iniziativa imprenditoriale che poco a a che fare con l'artigianalità, e che l'industria cavalchi l'onda con operazioni furbette non mi piace ma non mi stupisce.
Sono d'accordo che denunciare la situazione per quello che è è sempre meglio che aspettare la famosa pacca sulla spalla da parte del guru, o sperare di entrare nel giro che conta grazie alla benevolenza dello stesso, ma detto questo di strada ne abbiamo fatta poca.
Da molto tempo esiste una limitatissima e scassatissima associazione che sinceramente mi sembra l'unico strumento per fare qualcosa. Beh, perchè non usarla?
Se UB funziona poco è certamente per le scarse risorse economiche, ma soprattutto per la scarsa partecipazione degli operatori. Ad esempio: perchè quasta discussione avviene sul tuo blog e non sul forum di UB. Evidentemente perchè a te non interessa il forum di UB quanto il tenere il pallino in mano.
Possiamo anche ritenere che UB sia uno schifo, e sostituirtla con un altra associazione che chiameremo BU. Cambierà qualcosa?
Non credo che la doppia iscrizione UB Assobirra sia IL problema (peraltro mi sembra che esista in tutte la associazioni di categoria), l'importante è che chi è in UB si adoperi per la sua crescita e non stia ad aspettare la pappa dalla mamma.
Certo, se poi qualcuno fa addirittura sabotaggio si può anche immaginare di estrometterlo, Ma non mi sembra il primo dei problemi.
Probabilmente le tue sfuriate sono meglio di niente, ma è da quando ti conosco che ne dici contro UB, e se devo dire la verità faccio fatica a vedere un tuo contributo che vada al di là di questo. Sembra quasi che tu abbia provato a fare chissà cosa e poi ti sia rotto le palle, ma siccome io ero già li, questo chissà cosa non lo ho mica visto
Michele Barro
Ciao Michele,
RispondiEliminami dispiace leggere questo tuo intervento.
La proposta operativa l'ho fatta nel lontano 2006, e mi fa strano che Tu non ne sappia nulla perchè l'abbiamo discussa in assemblea a Pianeta Birra quando Tu avevi dato le dimissioni salvo poi ritirarle.
In seguito ho provveduto a realizzare le linee guida HACCP per i micro che forse tu ti sei perso, ed in seguito ho corretto il lavoro di Matteo Bonfanti sull'etichettatura che credo sia poi stato utilizzato da UB.
Inoltre ho fatto un saccente e prolisso intervento pubblicato su hobbybirra inviato a tutti gli associati chiamato "manifesto (e non poteva essere altrimenti) per una birra di qualità" che voleva essere una base di partenza per proseguire il discorso,ma ancora una volta nulla.
Tutto questo, bada bene, l'ho fatto dopo essere uscito da UB senza quindi avere interesse diretto, ma solo perchè ritengo la cosa pubblica un bene prezioso.
UB mi sta a cuore e la considero casa mia e non ho apprezzato chi come te, sopratutto come te visto che sei consigliere UB, ha deciso di aderire ad iniziative come quella di Consobir, proprio per accodarsi al leader. Ricordo inoltre che a suo tempo, dopo aver proposto per primo la realizzazione di un disciplinare e della relativa gestione di un marchio comune, mi trovai a dover prendere atto che il marchio UB non era di proprietà di UB stesso. Fatto che mi ha lasciato basito e non poco in quanto testimoniava della pochezza di mezzi e forse di capacità nella quale versava l'allora direttivo UB.
In seguito ho lavorato, sempre dall’esterno, per organizzare la riunione dell’11 settembre a Bologna quando, grazie anche al mio impegno credo, abbiamo raggruppato un discreto nuemero di birrai intorno allo stesso tavolo. Dopo quella riunione nella quale abbiamo deciso di fare alcune cose, io ho lavorato con l'UTF di Imperia per cercare un tavolo di incontro, io ho sentito il prof. Durazzo che si è detto disponibile a collaborare con noi per l’aspetto legale (a titolo gratuito), io ho proposto un piano di formazione permanente per i birrai che decidevano di avvalersi del marchio, io ho proposto una hotline telefonica di cui mi sarei fatto carico per i nuovi associati in materia di HACCP e avvio imprese (gratuita!), ed ancora io ho sentito la CCIAA di Milano e Albenga per la predisposizione di un panel che potesse essere di esempio e modello per le analisi sensoriali per i micro.
Perdona la franchezza ma credo di non dover ricevere le Tue critiche. Io da esterno ho fatto molto di più di quanto Tu non abbia fatto da consigliere.
Approfitto per chiederti coerentemente di rinnovare le dimissioni che, conoscendoti come persona corretta e raziocinante, sopratutto dopo questa topica, credo siano doverose.
Sarebbero un bell'inizio per proseguire nella costruzione di UB come casa comune.
Oggi con l'avvento di Lelio e Simone mi sento di poter dire che UB puo finalmente fare il salto.
Per favore sii coerente.
Dimettiti.
Senza rancore.
Ciao
Lorenzo.
P.s.: il tuo sentire nei miei confronti non è dei migliori e devo darti atto di averlo manifestato spesso. Però in questo caso hai sbagliato a sottovalutare il mio intervento. Non ho postato su UB forum perchè il problema principale era il sentire dei comuni mortali sulla birra artigianale. Non è nel forum riservato che si discutono queste cose. Ora faccio un copia incolla nel forum e poi vediamo cosa succede. Attendo Tue notizie
non interesserà a molti ma ad oggi io non sono in possesso dell'account per postare sul forum UB quindi...
RispondiElimina@Lorenzo
RispondiEliminaripeto: che vuoi dire quando parli di SF, chinotto, presidio...?
Ciao Paolo. Mi mancavi.
RispondiEliminaSemplicemente che la gestione dei presidi da parte di sf non e un esempio di trasparenza.
Per esempio perché quando lurisia ha deciso di lanciare il chinotto i responsabili del presidio non si riusciva a reperirli?
Ed ancora come mai i loghi di sf compaiono sul etichetta del chinotto e gazzosa lurisia che vengono definiti il vero chinotto e la vera gazzosa con chinotto di presidio sf in fronte etichetta quando invece si tratta di bibite ottenute con estratto di chinotto? Così come presentata il chinotto e ingrediente caratterizzante e come tale deve essere riportata la percentuale in etichetta. Ora se siamo all estratto dopo gli aromi per intenderci , non si tratta cento di ingrediente caratterizznte ma la presenza del illustrazione in copertina lo rende tale unitamente alla dicitura.
Da me interpellato all epoca il responsabile del presidio disse chiaramente che lurisia garantiva un consumo importante di chinotto e quindi non gliene impipava un fico secco dei piccoli produttori.
Ecco questo e quanto.
Poi se vuoi parliamo di salone del gusto, di piazza della biada di consulente di eataly di collegamenti con coop e ds.
Pero per fare tutto ciò ho una richiesta.
Voglio che tu dica chi sei. Perché tu intervieni sempre per fare polemiche a un senso solo.
Per pazzeggiare su delusa o sr o schivi.
Non ti esponi mai.
Poiché il dubbio che tu sia legato ad un certo mondo io ce l ho voglio spere chi sei.
Altrimenti accontentati di quello che leggi.
Asta luego
marcos
Io mi accontento di quello che leggo, non saprei controbattere, quando non so... non so. Ero un consumatore consapevole di birra, ora un po' meno, bevo di tutto. Ero un consumatore consapevole che si é divertito a punzecchiare delusa e il mio mondo é -secondo il buon schigi- quello dei pazzi, da ricovero. Punzecchiata talmente che ha chiuso bottega. Comunque complimenti per la "costanza", nel senso di prendersi la briga di telefonare al responsabile del presidio ecc...
RispondiEliminaciao
PS magari faccio anch'io 2-3 telefonate
ariciao
Anche le consulenze di eataly sarebbe interessante sentire, però io sono "solo" paolo e forse non ti basta...
RispondiEliminapazienza
ciao
paolo
Allora, non ci vedo nulla di strano se c'é il marchio dei presidi, quel chinotto è "fatto" con chinotti (SF)della riviera ligure; tu scrivi di estratto, ma che ci devono mettere, il frutto intero? Non stiamo parlando di succhi di frutta. Se fai birra, forse, potresti, dico forse, conoscere il procedimento di lavorazione per ottenere questa bevanda. A parte che, in quel caso, cambierà poco, ma in etchetta c'é scritto "infuso".
RispondiEliminaLa percentuale in etichetta per questo tipo di bevande non è da inserire ma ci deve essere almeno 8 gr. di residuo secco del frutto ogni 100 cc. (DPR ecc...). Oltretutto nel lurisia, a DIFFERENZA DI TUTTI gli altri, gli aromi sono "naturali", ma, e mi è stato confermato sono ottenuti interamente da chinotti sfusati, sempre del presidio e NON da aromi naturali di sintesi. Poi non ci sono coloranti e conservanti...
Onestamente non vedo tutti questi "problemi".
Senza polemiche. Ciao
allora Paolo, “adoro l’odore del napalm al pomeriggio” (semi cit).
RispondiEliminaLa questione è semplice:
Se lo chiami "vero" chinotto e poi il chinotto come ingrediente è solo all'ultimo posto, dopo gli aromi naturali ( e qui si potrebbe discutere) utilizzati in quantità inferiori all’1%, converrai che qualcosa di strano c'è. (da WiKi “La principale differenza tra aromi naturali ed artificiali consiste nel fatto che, secondo la normativa vigente in Europa, ai primi appartengono gli aromi ottenuti attraverso diversi procedimenti (tra cui la distillazione e l'estrazione con solventi) da ingredienti naturali”)
Inoltre se metti il chinotto come frutto in etichetta e spari presidio Slow Food secondo me si sta facendo un’operazione di marketing che ritengo azzardata.
A parte che ritengo che il chinotto per come viene presentato sia ingrediente caratterizzante e quindi corra l’obbligo di menzionarne la quantità (ma forse sbaglio è tanto che non me ne occupo più).
La stessa cosa succede con la "vera" gazzosa dello stesso marchio.
Ma il problema per me non è la scelta di Lurisia (peraltro prodotta da Abbondio mi sembra) che come azienda credo sia libera di fare quello che vuole (nel rispetto ovviamente delle regole), ma la decisione di SF di lasciare che sull'etichetta, guarda caso dell'azienda per la quale è consulente particolare, ci siano i loghi delle iniziative SF. Non credi che qualcuno potrebbe essere indotto a pensare che il prodotto sia approvato da SF? È così?
Oltretutto la Lurisia come acqua minerale compare sul sito SF come scelta da quest’ultimo per il Salone del Gusto (più o meno recitava così, non ricordo bene, ma Tu potrai verificare).
Ora che il paladino del prodotto buono e giusto non trovi nulla di particolare nel sostenere o farsi sostenere da un produttore di acqua minerale mi sembra "particolare".
Aggiungi che il sig. Pollero (all’epoca responsabile del presidio) non si è fatto trovare per tutta la campagna, proprio quando c'era il lancio del chinotto Lurisia.
Ovviamente era una coincidenza per l’amor del cielo.
Quell’anno a Sanremo, alla riunione dei presidi, la birra vincitrice del concorso "birra dell'anno 2006" (prodotta con chinotto) non era presente, mentre era presente un altra birra (oggi nella galassia Eataly) che usava estratto di chinotto.
Ovviamente una dimenticanza. Può capitare.
./. continua
./. segue
RispondiEliminaIl sig. Pollero da me interpellato all'epoca (dopo vari e disperati tentativi) mi ha detto che preferiva privilegiare un grosso produttore che garantiva un entrata superiore ai produttori del presidio, in luogo di un piccolo produttore come me che ne utilizzava solo 600 Kg. Notare bene : chinotti pagati a prezzo pieno e lavorati " a manina" (lo so che sembra strano per dei "chinotti"!!!).
Lecito ci mancherebbe, però a me ha dato da pensare.
Non ho mai amato l'atteggiamento del suo mentore sig. Petrini nei confronti dei potenti. Ho avuto modo di vedere lo stesso all’opera a Cheese 2005 e non mi è piaciuto. Ma tant’è…
Ho visto Governatori SF proprietari di ristoranti utilizzare per la propria pubblicità la mailing list dei soci del presidio. Ho sentito associati SF lamentarsi della gestione allegra della condotta da parte del funzionario.
Ho visto inerzia da parte di SF nel rispondere ai quesiti posti. Ho visto e letto minacce di querele nei miei confronti da parte dei vertici SF quando ho fatto presente la situazione. Ma ho sicuramente compreso male io: sai con l’età comincio a rimbambirmi un po.
Non so e non mi interessa se le cose dette siano o meno lecite.
Io le trovo incongruenti e credo che se fossi membro di SF non vedrei tanto favorevolmente la liason con Eataly partecipato da COOP che come GDO non ha propriamente a cuore le sorti dei piccoli produttori.
Aggiungiamo la mancata Piazza della Birra, la presenza di grandi produttori al Salone, le parole di Farinasso che si risente se si citano i Padroni (non i miei ovviamente).
E SF non ha nulla da dire sullo sdoganamento da parte di Eataly dell’industria birraria italiana (proprietà di multinazionali) tra le eccellenze dei nostri prodotti?
In conclusione io non credo più al fenomeno SF.
In quanto a Te apprezzo la tenacia ma vorrei davvero conoscere la tua identità.
Sai com'è non amo lottare contro i fantasmi.
Comunque, non avertene a male, su questo blog non ti rispondo più fin quando non saprò chi sei (anche se comincio ad avere qualche certezza sulla tua identità).
Mi sono divertito a vedere come portavi per il naso alcune persone sul caso Delusa. Ma a parte che il metodo Boffo non mi piace proprio, trovo che Delusa fosse un piccolo nemico (o amico?) non trovi?
Prova a cimentarti con quelli più grandi ed attrezzati.
Un canonico abbraccio
Marcos
Ma quale tenacia, é che effettivamente comincio a pensare, come ha già scritto qualcuno prima di me, che tu veda "fantasmi" in ogni dove. Altro che delusa! Sul chinotto, magari prova a farti spiegare da Abbondio o da Lurisia qual'é il procedimento di lavorazione, chiedi cosa sono gli aromi naturali -in quel determinato prodotto- (non di SINTESI, no-chimica no-wikipedia) o perché non viene scritta la quantità (nessuna marca lo fa) . In altre marche trovi o solo aromi, oppure non trovi nemmeno l'estratto, oppure trovi l'estratto con aromi (quindi di sintesi). Sul marchio SF non mi scandalizzo per nulla, e perché lo dovrei fare? Perché lurisia é di farinetti? E secondo te non ci sono altri prodotti ottenuti con presidi che in etichetta non abbiano il marchio o la scritta "ottenuto con... presidio SF"?
RispondiEliminaChi sono? Ti ho già risposto, un ex consumatore consapevole, uno dei tanti. E togliendo una x hai pure il mio cognome. Comunque stop.
Dimenticavo, credo di essere molto più grande di te (di età ovviamente, di testa forse no), anzi molto,molto. Non per questo non scrivo anche cazzate.
RispondiEliminaOT: oggi 12.10.2010 sulla Stampa di Torino pagina intera di Eataly per pubblicizzare UTBERFEST festa birraria con 10 birrifici ARTIGIANALI piemontesi e non: Menabrea è tra queste.. :-((((
RispondiEliminafaccio uno strappo alla regola che mi sono dato perché in fin dei conti mi sei simpatico (anche se mi sa che tu vuoi tirarmi in polemica per divertirti).
RispondiEliminatanto per cominciare non credo tu sia cosi vecchio.
poi all'utuberfest (grande fantasia) a me risulta che ci saranno 8 birrifici:
a parte menabrea, che lascia il tempo che trova (in tuttii sensi), due dei birrifici vedono eataly a vario titolo (man inclusa) nella sua proprietà.
Due altri birrifici vengono o prodotti o distribuiti dalla galassia farinetti.
ma la cosa più inquietante è che ci sarà un concerto di tale Dave Moretti ( E SE QUESTO NON E UN SEGNALE INEQUIVOCABILE DEL CONFLITTO DI INTERESSI DI EATALY!!!)
adesso basta non ti rispondo più.
e come quando si scriveva cha a nyc la menabrea e la moretti erano tra le artigianali... invece c'é un cartello grande come una casa con specificato tutto per benino
RispondiEliminapoi, oh, nessuno detiene la verità, io la vedo in un modo e tu in un'altro... e meno male. Il problema è quando si vuole scendere troppo nei particolari e allora si rischia di scrivere un po' di castronerie. Uhh, se ne ho lette...
fine
ciao e buon lavoro
paolo
@ anonimo delle 20:55 del 12/10/2010 :
RispondiEliminaSe guardi meglio la pagina che ho citato ( il post delle 17:48 l'ho scritto io ) comprenderai che invece vengono messi tutti insieme i 10 birrifici "artigianali" comprendendo anche la Menabrea. Se questo non è perseverare..
http://4.bp.blogspot.com/_aKU236djwTM/TLL1d1jPFnI/AAAAAAAABVo/_o-Juh8ugWE/s1600/Screen+shot+2010-10-10+at+9.46.55+PM.png
Se guardi meglio il commento che ho scritto alle 20.55 comprenderai che mi riferivo agli innumerevoli commenti sparsi sulla rete a riguardo delle artigianale a eataly ny dove si diceva che moretti e menabrea erano tra le artigianali italiane. Il che non è vero, c'è un cartello (visto con i miei occhi, eh??) con scritto: CRAFT BEERS FROM ITALY e sotto tutti i loghi delle artigianali presenti (a Ny). Menabrea e Moretti non ci sono.
RispondiEliminaSul manifesto di torino, hai ragione, hanno toppato.La menabrea era sempre presente, in tutte le edizione, essendo la festa delle piemontesi, quest'anno per non lasciarla sola-soletta fuori dalle artigianali hanno fatto tutto un calderone, hanno sbagliato, non c'è dubbio.
Mi dispiace che ti dispiaccia il mio intervento.
RispondiEliminaNon intendevo dire ( e se così appariva non ho problemi a correggermi) che tu non abbia dato un importante contributo allo sviluppo della B.A.I. Certamente superiore al mio. Intendo dire che le tue indubbie capacità ed intelligenza preferisci usarle in maniera autonoma in direzione decisa da te, anziché cercare di rafforzare quella che è una associazione che se ben sfruttata potrebbe incidere in maniera ben superiore a quanto non faccia oggi.
Alla associazione si riservano le critiche e le polemiche, le energie positive no.
Questo non vale solo per te, ovviamente, ed è in realtà caratteristica del sistema Italia.
Ricordo l'assemblea del 2006 su cui torni spesso. In realtà scadeva il mio mandato, ci fu una elezione e venni rieletto. Anche tu ti candidasti ma un maggiore numero di soci votò il mio nome. Non vedo la scorrettezza o l'inganno. Aggiungo che il ruolo di consigliere di UB non da alcun privilegio e quindi non capisco a cosa attribuiresti questo attaccamento alla poltrona.
Nel 2008 o 2009 proprio rendendomi conto che per vari motivi non riuscivo a dare un contributo così incisivo quale avrebbero potuto dare altri come te, proposi le mie dimissioni. Nessuno era interessato a sostituirmi e sarebbe rimasto un consiglio ridotto. Non mi sembrava un grande progresso. L'opzione è sempre valida e forse possiamo anche lasciare un posto vuoto.
segue
seguitoPoi elenchi una serie di cose che hai fatto, sempre al di fuori di UB. Un manifesto è un ottima cosa, ma siamo 350 birrifici e potremmo avere 350 manifesti.
RispondiEliminaPuò essere che tu abbia la paternità dell'idea del disciplinare, io quest'idea la sento da sempre e e da tutti. Se poi il fatto che il marchio UB appartenesse ufficialmente al suo fondatore con cui non andavi daccordo è la riprova che con ub non si può lavorare...
Anche io e altri ci siamo dati da fare per organizzare la riunione di Ub ed in effetti ricordo un tuo intervento appassionato e costruttivo.
Sono sicuro che ti sei molto impegnato con l'UTF di Imperia, ma se oggi le Dogane hanno preso atto che i micro sono una realtà diversa e hanno sospeso l'applicazione del telematico in attesa di una modifica della normativa è grazie al lavoro del gruppo accise di UB, e anche grazie al supporto della CNA a cui ci siamo affiliati ( anche per il mio operato). Questo forse dimostra proprio che più che con le iniziative individuali è con il lavoro collettivo e attraverso la associazione che si possono ottenere dei risultati.
Le idee e le proposte sono utili, ma mentre tu proponevi all aCCIAA di Milano e Albenga la creazione di un panel per le analisi etcetc, lo stesso facevano UB, Slowfood, ADB, e amgari MOBI e chissà quanti altri. E' proprio di questo che parlo.
CONSOBIR.
Ho già sentito le perplessità di cui parli. Ho già risposto e mi ripeto.
Dire che abbia aderito per accordarmi con il leader è una accusa che forse fa meno onore a te che a me.
Consobir mi venne proposto da Lelio. Lo trovai una cosa utile, perchè ritenevo che ci fosse bisogno di un consorzio per tutta una serie di cose che UB non poteva fare. Tuttora ritengo che sarebbe utile, o che UB ne assumesse maggiormente la forma. (vedi ad esempio la difficoltà a portare avanti il progetto bottiglia senza una struttura adatta). In corrispondenza dell'uscita di Lelio (ma forse la coincidenza è casuale) Teo cominciò a dare a consobir un taglio diverso da cui appariva sempre di più che in realtà a lui interessava altro. Insistetti per un po', inutilmente, per l'apertura a un maggiore numero di aderenti e per una serie di altre cose. Poi uscì Beba e dopo poco io. La mia uscita coincise con la chiusura di Consobir.
DIMISSIONI
Non credo di avere fatto nefandezze talmente imbarazzanti per l'associazione da dovere rassegnare le mie dimissioni, ma sono certamente d'accordo che il ricambio sia importante per portare energie nuove.
Per questo motivo le formalizzerò entro oggi, così che all'assemblea di Rimini una moltitudine di candidati potrà darsi democraticamente battaglia per ottenere i privilegi spettanti alla CASTA DEI CONSIGLIERI DI UNIONBIRRAI.
Saluti
Michele
@ lorenzo (ho dimenticato l'intestazione nel primo post
RispondiEliminaPoi elenchi una serie di cose che hai fatto, sempre al di fuori di UB. Un manifesto è un ottima cosa, ma siamo 350 birrifici e potremmo avere 350 manifesti.
Può essere che tu abbia la paternità dell'idea del disciplinare, io quest'idea la sento da sempre e e da tutti. Se poi il fatto che il marchio UB appartenesse ufficialmente al suo fondatore con cui non andavi daccordo è la riprova che con ub non si può lavorare...
Anche io e altri ci siamo dati da fare per organizzare la riunione di Ub ed in effetti ricordo un tuo intervento appassionato e costruttivo.
Sono sicuro che ti sei molto impegnato con l'UTF di Imperia, ma se oggi le Dogane hanno preso atto che i micro sono una realtà diversa e hanno sospeso l'applicazione del telematico in attesa di una modifica della normativa è grazie al lavoro del gruppo accise di UB, e anche grazie al supporto della CNA a cui ci siamo affiliati ( anche per il mio operato). Questo forse dimostra proprio che più che con le iniziative individuali è con il lavoro collettivo e attraverso la associazione che si possono ottenere dei risultati.
Le idee e le proposte sono utili, ma mentre tu proponevi all aCCIAA di Milano e Albenga la creazione di un panel per le analisi etcetc, lo stesso facevano UB, Slowfood, ADB, e amgari MOBI e chissà quanti altri. E' proprio di questo che parlo.
CONSOBIR.
Ho già sentito le perplessità di cui parli. Ho già risposto e mi ripeto.
Dire che abbia aderito per accordarmi con il leader è una accusa che forse fa meno onore a te che a me.
Consobir mi venne proposto da Lelio. Lo trovai una cosa utile, perchè ritenevo che ci fosse bisogno di un consorzio per tutta una serie di cose che UB non poteva fare. Tuttora ritengo che sarebbe utile, o che UB ne assumesse maggiormente la forma. (vedi ad esempio la difficoltà a portare avanti il progetto bottiglia senza una struttura adatta). In corrispondenza dell'uscita di Lelio (ma forse la coincidenza è casuale) Teo cominciò a dare a consobir un taglio diverso da cui appariva sempre di più che in realtà a lui interessava altro. Insistetti per un po', inutilmente, per l'apertura a un maggiore numero di aderenti e per una serie di altre cose. Poi uscì Beba e dopo poco io. La mia uscita coincise con la chiusura di Consobir.
DIMISSIONI
Non credo di avere fatto nefandezze talmente imbarazzanti per l'associazione da dovere rassegnare le mie dimissioni, ma sono certamente d'accordo che il ricambio sia importante per portare energie nuove.
Per questo motivo le formalizzerò entro oggi, così che all'assemblea di Rimini una moltitudine di candidati potrà darsi democraticamente battaglia per ottenere i privilegi spettanti alla CASTA DEI CONSIGLIERI DI UNIONBIRRAI.
Saluti
Michele
ciao Michele, mi fa piacere risponderti.
RispondiEliminasono convinto che le Tue dimissioni siano dovute, sopratutto per quanto non è stato fatto ad oggi: preso atto che l'attività di UB sino allo scorso anno è stata fallimentare, credo sia doveroso che chi l'ha guidata a tale risultato ne prenda atto e si assuma le proprie responsabilità.
La presenza di consiglieri demotivati e stanchi, anche per il grande sforzo fatto in passato, è stato un freno ad UB. Ma il rimanere in tale posizione senza idee o tempo è comunque una colpevole responsabilità.
In merito a Consobir era chiaro a chiunque fosse persona avveduta che un iniziativa
ad escludendum, quale quella di Consobir, non poteva avere altra finalità che quella di fare da sfondo al leader. Chi non ha saputo vederlo, sopratutto se consigliere di una associazione concorrente, è, perdonami, colpevole. Ed ancor più mi sembrano dovute le Tue dimissioni.
In merito alla necessità di UB come casa comune sono della Tua idea.
Servono però persone con energie e idee. Persone capaci di interessare ad un progetto chiaro e di ampio respiro il maggior numero di professionisti.
Credo che le poche cose buone fatte dalla passata amministrazione siano come una sveglia ferma che casualmente due volte al giorno segna l’ora giusta.
Serve altro e mi permetto di dire che sino ad oggi UB non ha saputo esprimere questo altro.
In quanto al fatto che io abbia idee forti e voglia determinare la direzione nella quale orientare gli sforzi credo sia vero: ho un’idea ben precisa ma amo confrontarmi e condividere con gli altri e dopo aver lottato con forza per le mie convinzioni, sono disposto ad ammettere l’eventuale errore e/o ad accettare altre iniziative. Ma il fatto è che UB sino ad ora NON ha avuto alcuna progettualità; è ancora nella preistoria avvinghiata a temi vecchi e soprattutto senza un programma.
Sono convinto che Lelio Simone e le nuove forze saranno in grado di dare una svolta al movimento o, se necessario, sapranno farsi carico dell’onere di dire al mondo che la birra artigianale italiana è morta se del caso.
Scusami se non sono ipocrita ma accolgo con gioia e con rispetto le Tue dimissioni che , finalmente, Ti fanno onore.
A presto
Marcos
https://groups.google.com/group/it.hobby.birra/browse_thread/thread/ecbd7e0cec86a2cc?hl=it#
RispondiElimina-----------------------------------------------
Chinotto: piccole vittorie?
La battaglia del "chinotto" che mi ha visto solo soletto contro i
grandi eroi del nostro tempo birrario-acquaiolo, Eataly/ Slow Food, ha
finalmente segnato un piccolo punto a mio favore"
http://www.movimentobirra.it/forum/forum_posts.asp?TID=3318&OB=ASC
Sicuro?
E se fosse che il Vero Chinotto è prodotto con un acqua Lurisia ( una
delle tre sorgenti) con 0,0003 g di sodio
e che il Nostro Chinotto è prodotto, sempre con acqua Lurisia ma di
una altra sorgente (delle tre) con 0 g di sodio e che sia destinato
principalmente alla grande distribuzione, magari costando qualche
centesimo-esimo-esimo in meno?
Aggiungo: e magari c'è anche altro...
Ciao Paolo bentornato.
RispondiEliminaIl Chinotto di Lurisia è cosa ormai nota a tutti e poco interessante per me oggi. Sono solo soddisfatto di poter verificare che la comunicazione fosse quantomeno errata se non adirittura fuorviante.
Piuttosto non è tuttora chiaro il ruolo di Slow Food nel sostenere, approvare, scegliere il mondo Lurisia (commercianti di ciò che a mio modo di vedere è una proprietà di tutti, l'acqua). davvero SF non certifica, è terzo rispetto alle aziende, e gestisce i presidi in maniera trasparente?
Comunque due piccole cose:
- se hai altre notizie mi fa piacere apprenderle.
- francamente il fatto che tu posti qui rimandando ad argomento altro non mi sembra pertinente, é solo espressione della voglia di fare polemica.
Quindi se vuoi la mia mail è a Tua disposizione (marcos@badattitude.ch). attendo Tue nuove.
Oppure dimmi in quale sito/forum vuoi che apriamo un thread su Eataly, Lurisia, Chinotti, Slow Food etc. etc. e ti seguirò molto volentieri.
Salutami Delusa.
Marcos
Adesso sono sul mercato le due diciture, "Vero" e "Nostro".
RispondiEliminaHo ri-postato qui solo perchè mi sono ricordato che avevamo parlato di chinotto.
Comunque se fra qualche mese rimanesse solo la dicitura Nostro "potrebbe" (eh,eh) essere che quella multinazionale che fa il chinò, (chiaro?) s'incazza, sguinzaglia avvocati ecc. perchè, detto cosi, il suo chinotto parrebbe il "falso". Ma non c'entra nulla l'ordine degli ingredienti e simili. Fine della storia chinotto.
ciao
P.S. Io delusa non la vedo mai, sicuramente te hai molte più occasioni.
Paolo sono d'accordo.
RispondiEliminaCredo che Lurisia non abbia in nota le mie contumelie.
Sicuramente la multinazionale di cui sopra ha dato il suo contributo.
Sono comunque contento e considero una mia piccola vittoria non essermi allineato ed essermi sbattuto e vedere il cambiamento mi ha soddisfatto.
La questione del sostegno SF a Lurisia è invece molto interessante e il riferimento all'ordine degli ingredienti non è per nulla ininfluente.
ma questo è il mio punto di vista.
Concordo anche io: la questione chinotto è conclusa.
p.s.: comunque non credo che tu non abbia specchi a casa.
Ciao.
spiegami lo specchio va, sono un po' tardo di testa
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