Londra, convention di bloggers. Che cazzo ci faccio io? Ah già! Sono un blogger. Un corporate blogger (come scoprirò più tardi). L’occasione di rivedere una delle città che più ho amato in passato (in gioventù dovrei dire) è troppo ghiotta. A spese della società poi!!! Londra, Battersea. Animals dei Pink Floyd è stato l’album che ho scelto per accompagnarmi al passaggio del nuovo millennio: giuro! Avevo l’LP ed ho ricomprato il CD per ascoltarlo a mezzanotte del capodanno 2000.
La vista della Battersea mi ha emozionato; come ogni volta all’arrivo a Victoria la cerco (sul lato sbagliato del treno!!! E quasi la perdo). Poi riesco a vederla.
Londra.
Eccomi. Ho poco tempo, solo per una visita. Che luogo scegliere? È sabato. Ok, allora Portobello o Camden. Oppure una visita più birrofila? No che cazzo!!!! LONDRA!! Ed allora via. Tube… e Camden Town.
La cosa che più colpisce è la gente, assolutamente smart, assolutamente diversa, senza nessun accenno di rigidità. Gli inglesi che nei vecchi stereotipi sono persone assolutamente rigide e ancorate al loro passato, sono invece tra coloro più all’avanguardia. Le mode qui non vengono subite: la sensazione è che la moda qui nasca da singoli atti individuali. Ognuno sceglie e si agghinda come crede senza curarsi del giudizio degli altri ma solo cercando di esprimere se stesso. Gli italiani si notano, tristemente uguali a se stessi. Cerco di evitarli, cerco di confondermi tra la folla. E Camden con la sua eterogenea follia di colori, odori, musiche e persone, è il luogo adatto.Devo acquistare dei ricordi per i Jacopo e Penelope ed opto per un fermacapelli ed un cappello.
UHM!!! Mezzogiorno, ora di pranzo. Ok mi lancio su un classico: Fish and Chips. FANTASTICHE. Mi viene da pensare che l’abbinamento della birra non sia da cercare nelle più fantasiose occasioni di confronto con gourmet affermati. La birra va con quello che più ci piace. Questa è la sua forza, questa è la differenza con il vino. Poi magari si potrà anche abbinare ai piatti più prelibati con scienza e coscienza; ma a me piace così, semplice, diretta, immediata. E Fish and Chips e birra è la morte sua. Sopratutto ai tavolini sconclusionati del mercatino.Sviluppo una mia teoria per spiegare le differenze tra noi italiani ed i londinesi (credo ci sia differenza tra gli Inglesi ed i londinesi): si muovono in modo opposto a noi, percorrendo il lato sbagliato della strada. In automobile, a piedi, in bici ma anche in metropolitana. E forse questo li porta ad attivare diversamente gli emisferi cerebrali, dando impulsi diversi all’emisfero destro e sinistro, razionale ed emotivo.
È per questo che sono cosi diversi, così particolari.
Non me ne ricordavo più.
Eccoci finalmente a "The Brewery" dove si sta tenendo la Beer Bloggers Conference. Arrivo e mi accoglie subito Reno, l’organizzatore. Il luogo è fantastico e l’accoglienza di Reno, che definirei “rilassatamente schizzato” per cercare di rendere l’idea, mi mette a mio agio.
Nella sala cerco Leo che sapevo essere presente. Lo trovo mentre interloquisce con altri colleghi e gli chiedo consiglio su cosa bere. Non mi fido troppo della mia capacità di scegliere tra ciò che non conosco.
L’incontro con Pete Brown e Tim Hampson in merito al futuro dello scrivere di birra è stato veramente interessante. Tra tutte la cosa che più mi ha colpito è che il ruolo dei beer blogger così come convenuto, è quello di favorire l’avvicinarsi di un numero sempre maggiore di persone alla birra di qualità. Il tutto fatto per passione da “amatori”, parola che deriva dal verbo amare e da cui il bel confronto con il senso comune di non retribuito dato al termine. Pete ha preferito mettere l’accento sul fatto che i blogger lo fanno per amore e concordo. Il loro compito è di raccontare le birre, di informare, di educare, di descrivere, di giudicare.Io però non sono tra costoro: io sono un Corporate Blogger e quindi il mio racconto, la mia descrizione non ha credibilità. Cioè io lo faccio per business, oltre che per passione, ma sono parte di un’azienda e quindi il mio giudizio non è credibile quando parlo di birra. Sconvolgente per me ma molto vero. Trovo che il mio ruolo come blogger sia quello di raccontare le mie storie, Storie Liquide, di descrivere l’intorno emotivo delle mie creature.
Ancora una volta torno al parallelo con le librerie: il birraio (non senza qualche presunzione) è una sorta di scrittore che usa le materie prime ed i processi per raccontare qualcosa di sè attraverso le birre che propone. Il publican ed ancora di più forse il blogger hanno lo stesso ruolo del libraio: spiegare e consigliare i "lettori" su ciò che stanno bevendo o su cosa potrebbe essere interessante per loro bere.
Nel caso del publican il ruolo è più immediato ed oltre che al ruolo del libraio costui è coautore della storia in quanto la sua arte e sapienza contribuiscono al racconto, alla bontà del racconto. Un publican non all’altezza ti darà un libro a cui mancano delle pagine ed il senso non sarà compiuto, non potrai comprendere appieno la storia.
Il blogger spesso rappresenta l’unico mezzo attraverso cui un neofita può informarsi in merito ad una birra. Le birre industriali godono della possibilità di accesso ai giornali ed alle televisioni oltre che ai locali più in vista attraverso sponsorizzazioni.
L’unica voce indipendente è quella dell’amatore che racconta di sè e dei prodotti che ama con libertà e competenza. E attraverso le sue parole, le sue descrizioni, i suoi giudizi, costui aiuta il neofita a farsi un idea di quale sarà la trama del racconto di quella birra. E magari la proverà.
Il giudizio del blogger come tale gli verrà dato dal lettore che se non troverà veritiera la sua descrizione non si fiderà più di lui. In qualche modo la reputazione del blogger è funzione della sua terzietà nel giudicare, descrivere, raccontare. E se non sarà obiettivo perderà consensi. Quindi il blogger e il birraio sono legati a filo doppio. Il primo ha bisogno di storie da raccontare, il secondo ha bisogno di qualcuno che parli di lui. Entrambi hanno bisogno della correttezza l’uno dell’altro.
Beh. Ok. Fine incontro.
Ecco lo speed dating. Cinque minuti nei quali cercare di spiegare la tua birra, il tuo birrificio, al tua filosofia.
Come fare? Cosa fare? Cosa dire ?Cazzo in inglese poi!!!
Dove è finita tutta la sicurezza che mi ha fatto scegliere di presentare la Two Penny? chi cazzo me l’ha fatto fare di venire a Londra a presentare una birra di ispirazione anglosassone con un nome ispirato alla birra dello scorso secolo a Londra e per di più con la Union Jack sul tappo? E completamente fuori stile poi!!
CAZZO!!! Mi faranno nero.
Decido di andare a tutta, parlo di me, della Svizzera, dell’Italia della filosofia di Bad Attitude. Ecco la lingua è un limite ma mi da anche la possibilità di dire perché una Porter cosi fuori stile: perché in fin dei conti a tutti è chiaro che io non sono inglese, che attraverso il mio modo di esprimermi, di gesticolare, di parlare inglese con un accento maccheronico, che io sono italiano. Allo stesso modo mi viene facile parlare dello stile come di un linguaggio che interpretato secondo la mia natura dice qualcosa di me. Se invece io facessi una Porter in perfetto stile io probabilmente, per bravo che sia, per bene che mi vada, riesco solo ad essere una replica di qualcun altro. Invece io VOGLIO affermare la mia differenza. Anche utilizzando una lingua che non è la mia. Anzi, MEGLIO!!
Successo. È piaciuta a tutti. Lo speed dating è stato molto impegnativo ma divertente. Sentir dire ad un inglese che la tua birra è la migliore del lotto, nonostante il fuori stile, nonostante la lingua, nonostante tutto, beh… non ha prezzo!!
Sono felice.Usciamo per andare a cena. Ci accolgono dei personaggi sui trampoli che ci accompagnano al pub ricoprendoci di luppolo lanciato per aria come petali di rose.
Alcune persone si sono prese una bottiglia di TwoPenny da sorseggiare durante il viaggio.
Appena arrivati al pub ci accolgono con una pinta di Bombardier. Bello!!!
La serata continua tra scambi di impressioni tra blogger, scambio di indirizzi, battute e giochi.
L’atmosfera è molto rilassata, nessuno si prende troppo sul serio. La differenza con il clima in Italia è molto evidente.
La vera cultura della birra non è data dal conoscere tutte le birre del mondo, dal saper consigliare l’abbinamento perfetto, ma dal saper riconoscere una trama originale, dal saperne cogliere le peculiarità, dal saper consigliare senza dover necessariamente ribadire la propria competenza. La capacità di stare sottotraccia è una dote poco diffusa nelle nostre latitudini. Peccato vedere solo due italiani qui. Sarebbe servito a molti esserci. Anche se forse, inevitabilmente, conoscendo alcuni dei blogger italiani (ogni riferimento a MoBi e agli sceriffi è assolutamente non casuale), il clima ne avrebbe risentito.
A casa con la consapevolezza che ci sono tante altre storie da scrivere e che ci saranno nuovi librai che sapranno valutarle e se del caso consigliarle.PS: E comunque secondo me la nr. 6 era dopata.
















Molto bello l'accostamento blogger-publican...e condivido anche la meraviglia di fronte allo stile (di vita e birraio) londinese e britannico in genere! Un altro mondo!
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