Parto da una auto citazione per dire che la ricetta, il bicchiere, la beva sono solo l’aspetto finale del lavoro del birraio artigiano.
Tempo fa una persona a me cara mi disse che per essere felice sul lavoro dovevi saper rispondere alla domanda “cosa mi piace del mio lavoro? cosa mi emoziona?”.
La risposta io l’ho trovata nel riuscire a dare vita dal nulla ad un progetto imprenditoriale nuovo, nel creare un gruppo di lavoro motivato ed affiatato, nel creare con l’aiuto dei miei colleghi un marchio nuovo ed un'idea semplice di prodotto.
In particolare sono sempre stato attratto dalle sfide.
E la sfida di fare birra artigianale in lattina un anno e mezzo fa sembrava tutt’altro che facile.
Vista oggi sembra una cosa scontata, ma decidere di imbarcarsi nell’impresa di produrre birra in lattina, cercare la linea e soprattutto produrre birra NON PASTORIZZATA in lattina, non era facile.
Oggi altri si sono gettati nell’impresa ma la parte più complessa, l’implementazione del processo e dei controlli, studiare il diagramma di flusso e disegnare la linea non l’hanno fatto. Hanno preferito affidare il confezionamento a terzi e quindi sono stati costretti a dover pastorizzare il loro prodotto.
Oppure hanno optato per la filtrazione con conseguente ridotta shelf life e gestione obbligatoria della catena del freddo.
Noi abbiamo seguito un'altra strada, queste non ci piacevano, sia perché saremmo stati costretti a pastorizzare (si abbiamo chiesto anche noi a terzisti ma non era possibile non pastorizzare), sia perché volevamo che il prodotto fosse fruibile senza tanti problemi.
Poiché la necessità assoluta di fornire un prodotto non pastorizzato ci portava a dover detenere appieno il controllo del processo, del suo grado di pulizia, delle procedure e dei sistemi di controllo, abbiamo deciso di realizzare la nostra linea di confezionamento.
Non so se riesco a rendere l’idea di cosa ciò voglia dire: una piccola azienda decide di disegnare una linea di riempimento che normalmente ha dimensioni infinitamente più grandi, e che in più riesce a garantire la sterilità delle fasi di lavoro e la lavorazione di un prodotto non pastorizzato.
Siamo contenti di essere riusciti nella sfida di proporre una birra non pastorizzata in lattina con una shelf life di 9 mesi (per ora ma presto di un anno – non appena finiti i test).
Ecco, sarà poca cosa ma arrivare qui, voltarsi indietro e guardare il cammino fatto mi emoziona.
Beh!! Ci meritiamo una birra!!!
Salute
Marcos

















Tu parli della birra nel bicchiere come tassello finale del mestiere di birraio artigiano. E sono d'accordo.
RispondiEliminaVorrei però estendere il concetto.
Anche da appassionati la birra nel bicchiere deve essere vista come fantastico tassello di una esperienza più vasta.
La voglia di cercare, di capire, cosa c'è dietro quel bicchiere non deve mai lasciare il passo as asettiche sessioni di "trova il BUG in questa birra". C'è anche il momento per l'analisi, per la degustazione ed è un vantaggio saper riconoscere pregi e difetti. Ma non riduciamo tutto all'esercizietto accademico.
Non lasciamo che una birra, buona o cattiva, offuschi tutto quello che ci circonda.
Per me è una bevanda socializzante e così deve rimanere. Non sterile campione da analizzare e registrare sul tristo blocchetto degli appunti.
ricevo da SR
RispondiEliminasecondo me l'aspetto socializzante e quello organolettico sono due cose distinte, anche se è preclusa una correlazione che può diventare nefasta. per dire: posso socializzare anche se la birra è un po' in autolisi
@marcos: 'sta cosa che non riesco a firmarmi SR nel tuo blog mi inibisce il commento... ma non sei il Re della comunicazione web virale??? lo fai apposta, lo so...
@SR
RispondiEliminaSono d'accordo.
Non credo che sia in contrasto con quello che ho scritto.