A volte quando da birraio di impegni a fare una birra ti imbatti spesso nel dilemma di come definire la tua creatura.Sai di aver voluto fare una birra con quel profilo, con quegli ingredienti, la storia che racconti è quella ma come fare a farlo comprendere? E qual è il senso di proporre una birra cosi?
Come far capire cosa hai voluto fare? E in queste condizioni ti arrovelli e non trovi mai l’idea che riesca ad esprimere il senso del tuo lavoro.
Poi capita che qualcosa o qualcuno ti illumini. A volte è un incontro, a volte capita lungo la strada verso il lavoro mentre maledici lo stronzo che ti attraversa la strada all’improvviso. Altre volte succede al caldo del tuo ufficio mentre cazzeggi su siti birrofili.
Devo ringraziare Andrea Turco per il suo post sulla “prima volta” nel quale parlava di gateway beer.
La parola ha cominciato ad impegnare i miei pensieri. Il concetto di gateway è esattamente ciò che cercavo per esprimere il senso della nuova birra che abbiamo fatto: Kurt.
Gateway. Ho cominciato a pensare a quando qualcosa mi aveva colpito, quando qualcosa aveva avuto significato nella mia vita.
Ed ho riflettuto.
A volte il gateway è un bang, una porta che si spalanca nel tuo cervello, facendosi largo tra i tuoi pensieri, guidata dai sensi, facendoti sentire come un bimbo di fronte all’universo mondo, un mondo che tu non vedevi.
Altre volte il gateway è un semplice momento di consapevolezza, suggerita, lieve, che lascia un dubbio, un sapore nuovo, come un’alba, come il risveglio dopo una sbornia, quando ricominci a vedere. Come il caffè del mattino. Un buongiorno, una carezza mentre sei nel dormiveglia. Dopo la quale ricomincia la giornata.
Ed un delirio si è fatto largo in me.
In realtà la vita è un continuo inseguirsi di gateway. Non abbiamo solo un momento di consapevolezza. Questa interviene per salti quantici o per piccoli passi.
Nasciamo con l’imprinting dei genitori e la cultura che acquisiamo nel corso della nostra vita è quella della scuola, del lavoro, dei compiti di giornate sempre uguali.Di tanto in tanto un bang o un soffio ci portano fuori via; ci sorprendono o ci rendono più consapevoli più curiosi.
Credo che ognuno di noi possa individuare vari momenti di questo tipo.
Nella musica, nella letteratura, nelle persone, in tutto ciò che è la nostra vita.
Il gateway può essere un concetto trasversale ma anche verticale.
La mia prima canna me la sono fatta con un ragazzo di Milano, Mario Maneo. Una persona che non avrei più rivisto, ma di quel momento ricordo tutto, le sensazioni, la curiosità la paura e soprattutto la sua profezia “le persone come noi finiscono a vivere sotto i ponti” detta probabilmente in preda ad un delirio. Ma quelle parole, anche oggi sono come scolpite nella mia mente, e ne ho paura ma mi riconosco in esse.
On the Road di Kerouac è stato il libro che ha fatto di me ciò che sono oggi; i Weather Report e Jaco Pastorius sono stati un’epifania nel campo della musica (al punto di avermi portato a dare a mio figlio il nome di Pastorius).In seguito altri libri, altre persone, altri musicisti, altre esperienze hanno portato a delle biforcazioni nella mia vita rappresentando altrettanti momenti di luce, alcuni più lievi altri assolutamente invadenti, devastanti.
Nella musica penso a Kurt Cobain.
Non sempre e non per tutti il calendario è lo stesso.
L’epifania non viene sempre il 6 di Gennaio; non per tutti. I Nirvana li ho scoperti anni dopo il loro avvento e non mi hanno più abbandonato.
Le modalità con le quali si manifesta il gateway sono diverse e nuove ogni volta. La vita è una serie di pause di approfondimento nelle quali assaporiamo il gusto della scoperta della nuova vita fino al prossimo gateway che è una nuova rinascita.
Da birraio ho pensato spesso a come si stava sviluppando il rapporto con le persone che approcciavano la birra artigianale.
Qual è il mio ruolo?
Cosa faccio per coloro che poi berranno le mie birre?
E le mie birre possono essere considerate dei bang oppure non sono piuttosto venticelli leggeri che accompagnano i momenti di incontro delle persone? Chi sono costoro? Cosa posso dare loro di nuovo?
A chi parlo con le mie storie, le mie follie? Agli appassionati che vogliono essere sorpresi ogni volta oppure esiste la possibilità di conquistare altre persone alla causa della birra vera?
Il concetto di gateway per me oggi, è rappresentato da questa sfida. Fare birre semplici (lo faccio da sempre senza essere per forza imbranato) che possano essere bevute da chiunque e che quando incontrano palati vergini li sappiano soddisfare, senza pensare per forza all’aspetto cognitivo proponendo una birra che disseti e che sappia raccontare qualcosa di me e magari qualcosa di chi la beve portandolo a lievi risvegli di curiosità, di coscienza. Un gateway insomma.
Ecco spero che Kurt possa essere questo, una birra semplice, facile, onesta che possa servire ad affrontare la sfida del confronto con le birre industriali.
Conquistare alla causa quante più persone possibile è la sfida.
Grazie Andrea.
















Bentornato Marcos... è sempre bello leggere i tuoi post!
RispondiEliminavoglio sperare che non sia stato il passaggio relativo alle canne.
RispondiEliminanel caso sappi che non ne faccio più uso.
sono scemo cosi di mio.
anzi come mi direbbe Panoramix al tuo quasi omonimo Obelix:
" a te niente, ci sei caduto dentro da piccolo".
Nel mio caso devo aver esagerato con gli psicofarmaci.
Grazie comunque.
Ola Marcos... bentornato! E' sempre un piacere leggere belle storie.
RispondiEliminaA proposito di storie, dai un'occhiata alla mail del 15 Dicembre scorso...
Il tuo post "storie liquide" mi aveva spinto a contattarti e così, non sapendo bene dove, ti ho inviato una mail all'indirizzo info@ticinobrewingcompany.ch
Hastalavictoriasiempre
Ok grazie magari rimandami la mail a marcos@badattitude.ch.
RispondiEliminaCiao
Marcos
Oppure se vuoi pubblica il testo nel blog. Magari anche qualcun altro può poi replicare. Mi piacerebbe non rimanesse un monologo questo blog
RispondiEliminaOk te la rimando poi decidi tu che farne. E' un po' lunga per un post!
RispondiEliminaCiao